CAPITOLO III
GAAL DANCEY
|
I |
giovani cadetti, passarono tutta la notte in preghiera nella cattedrale, finché verso le 8 M.I. un sacerdote d’Arin venne a chiamarli per condurli in sacrestia.
Gaal era molto agitato, il sudore gli colava dalla fronte e spesso adoperava il suo fazzoletto di lino bianco per tamponarne la discesa. La veglia era stata dura, credeva di esservi abituato, ma in realtà ne rimase abbastanza provato.
Le occhiaie ed il sudore davano un’espressione più matura al giovane ragazzo, temprato da parecchi anni di allenamento e dall’ultima guerra, dalla quale uscì miracolosamente intatto.
Gaal era ormai sulla soglia dei ventitré anni, e con il suo metro ed ottanta di altezza, non svettava, ma non era da meno rispetto agli altri cadetti; i suoi capelli biondi cadevano sul volto con numerosi ciuffi, coprendone a volte il suo sguardo affascinante da ragazzo.
Furono condotti in una stanza adiacente, adibita per i sacerdoti come sala lettura. Sui massicci tavoli di legno massello erano posate le vesti cerimoniali, lunghe tuniche di seta rossa antichizzata, esse erano molto semplici, solo sugli orli erano ricamati dei ghirigori con fili d’oro.
Padre Amoth, un uomo sulla cinquantina, si rivolse ai giovani con tono cortese dicendo
- Ecco, su questi tavoli troverete le vostre vesti cerimoniali, accanto ad esse c’è il vostro nominativo. Spogliatevi dei vecchi abiti e rivestitevi di luce nuova. Poggiate pure i vostri indumenti sui tavoli, vi verranno restituiti in seguito. –
I ragazzi eseguirono l’ordine con gli occhi che brillavano di gioia, erano una ventina in tutto, e non ci misero più di cinque minuti. Sui tavoli gli abiti erano ripiegati con precisione quasi maniacale, e le vesti rilucevano sotto il sole, là dove vi erano i decori.
- Seguitemi, padre Amoth ci ha preceduti poiché egli concelebra – disse un ragazzo che li aveva attesi fuori.
- Useremo questi vecchi corridoi per uscire dalla cattedrale, e per entrare poi nell’edificio attraverso la porta principale; percorreremo la navata centrale per poi arrivare ai piedi dell’altare ove pregando riceverete la benedizione dell’arcivescovo e il simbolo del vostro paese. -
Il cerimoniere era un ragazzo sui diciannove anni, indossava una tunica bianca, era evidente che era un laico, in quanto non indossava paramenti sacri; i capelli erano completamente rasati al centro della testa, e solo un ciuffo cadeva a caschetto abbastanza corto. La processione si snodò lungo dei corridoi mentre il giovane ragazzo spiegava ai candidati come si sarebbe svolta la cerimonia; dopo alcune curve il corridoio conduceva ad una porticina che si apriva sul sagrato. In testa alla processione due ragazzi sui sedici anni portavano altrettante candele accese, guidati dal cerimoniere. Entrarono attraverso il portone principale nella navata centrale. Le campane suonarono a festa. La cerimonia aveva avuto inizio.
Nel silenzio della grande chiesa a croce latina i passi dei cadetti producevano un leggero rumore di calpestio nel bianco marmo splendente del pavimento. Le colonne erano enormi e si alzavano almeno per quaranta metri. Splendide vetrate decorate, risalenti almeno a seicento anni addietro facevano filtrare la luce, illuminando l’imponente edificio di vari colori, e donando particolari riflessi alle statue d’oro e di marmo che trovavano posto nelle cappellette laterali. Splendidi quadri adornano gli imponenti muri, ed uno in particolare saltò agli occhi di Gaal, si trattava di un affresco che copriva una dimensione di venti metri per dieci di altezza, e rappresentava la storia dell’Impero del Liten dalla fondazione a circa trecento anni fa.
Il corteo si stava avvicinando all’altare, i due ragazzi salirono gli scalini che conducevano al presbiterio, e deposero i due candelieri ai lati dell’altare; i sette prelati si alzarono in piedi, al centro Misan, Oracolo ed arcivescovo della città indossava antichi e bellissimi paramenti, in mano un corposo libro ben rilegato; avanzò e si portò davanti all’altare, scendendo poi sino al primo scalino. Nel mentre i cadetti erano giunti alla prima fila di panche, ivi si fermarono, ed uno per volta sarebbero dovuti andare a ricevere la benedizione ed il simbolo; il cerimoniere impassibile ricordava ai cadetti quando partire e cosa fare una volta giunti dinnanzi all’arcivescovo. Lentamente, uno per volta i cadetti si avviavano, e giunti davanti all’arcivescovo si inginocchiavano; il prelato faceva dei gesti e dopo la benedizione passava al collo del cadetto una collana in argento dalla quale pendeva la testa di un Liten (tigre leggendaria simbolo del reame) con le fauci spalancate, poi il candidato si alzava e l’arcivescovo gli donava un rosario da mettere alla cintura, poiché la loro missione non sarebbe stata solo di combattere, ma di combattere per la Luce.
Quando toccò a Gaal, egli avanzò con passo sicuro, la veste era pesante, e ad ogni passo ondeggiava con morbidezza. Giunse innanzi all’arcivescovo, si inginocchiò dicendo
– Eccomi! -
L’arcivescovo rispose con la frase di rito:
- Che Arin ti illumini il cammino custodendoti ed allontanandoti dal percorso verso l’oscuro cancello, e quando morte ti coglierà sappia la tua anima riconoscere la strada che conduce alla “Porta dello spavento supremo”, dietro la quale è celato il regno destinato agli eroi e a chi è morto per la giustizia.-
Un raggio di luce investì Gaal, sentì caldo e per un attimo gli parve che l’occhio della collana, ancora nelle mani dell’arcivescovo, brillasse di luce verde, come se gli avesse voluto fare l’occhiolino.
- Ricevi ora il simbolo del tuo paese, per il quale porterai la Luce nel mondo. -
Così dicendo mise attorno al collo del ragazzo la catenina, e Gaal ebbe la sensazione di essere più leggero, come se qualche peso lo avesse definitivamente abbandonato.
- Ora va, e porta la Luce con te durante la tua vita ricorda che la luce sarà la tua salvezza e la tua speranza. Nel caso non bastasse – disse sorridendo -prendi anche questo rosario, ti darà conforto. -
Gaal allacciò il rosario alla cintura, alla maniera dei frati ove studiò da ragazzo.
Conclusosi il rito il gruppo si ricompose, con al seguito, questa volta, i sette prelati, e a dividerli fra i candelieri ed il cerimoniere un battaglione di guardie reali di Doriman.
Tutti i cadetti avevano la testa bassa e le mani giunte in preghiera, il pendente d’argento ben in vista.
Gaal contemplava il luccichio del sole sul suo medaglione, pensando a quanto fosse fortunato a trovarsi lì in quel momento, e a quanto aveva atteso e sofferto affinché questo giorno si stagliasse dinnanzi a lui. Se quel non-morto non avesse trovato la pace lui non sarebbe su quella strada, su quel tappeto rosso, e non avrebbe mai visto quel giorno. Gaal era l’unico fra tutti quei cadetti ad aver partecipato ad una vera battaglia, anche se non avrebbe potuto. I camerati più invidiosi dicevano che era un raccomandato, poiché nessuno aveva preso pubblici provvedimenti per quel gesto, altri asserivano che era solo un miracolato poiché era riuscito a sopravvivere.
La folla dai balconi e dalle strade acclamava e rideva, come se sapesse fare solo questo in quel giorno di festa; bambine e donne gettavano fiori di loto sul tappeto davanti alla processione.
I ricordi di quel giorno di gloria ronzavano in testa al povero Gaal come api attorno all’alveare, cercava di dimenticare, o quanto meno di non ricordare, almeno non in quel momento, non quel giorno; ma la volontà umana è flebile e cagionevole, dopo una lotta di alcuni minuti, cedette abbandonandosi ad un lungo sogno ad occhi aperti, mentre il corpo percorreva automaticamente la strada ben nota ragazzo, in quanto, assieme ai suoi camerati, la percorse diverse volte nei giorni precedenti la cerimonia per studiare il percorso e non commettere errori di sorta.

Maestro di Spada










