Ogni anno, appena il clima si riscalda, e la stagione balneare viene aperta, con essa parte la caccia alle meduse. Un pericolo per il bagnante e per i gestori degli stabilimenti balneari, ma, proprio come per lo squalo, chi attacca le meduse additandole come pericolo pubblico da eliminare, commette un errore, e questo errore si perpetra di anno in anno a causa della disinformazione.

Cos’è una medusa
Quello di medusa è uno dei due stadi della vita degli cnidari (l’altro è quello di polipo), i quali possono essere sessili (vivono aderenti al fondo/substrato), nectonici (nuotano) oppure possono avere entrambi i cicli vitali.

polipo e medusa
La medusa è un invertebrato acquatico, prevalentemente marino, a simmetria raggiata, così fatto: ha un ombrello, all’interno del quale si trova il manubrio, e i tentacoli.
La medusa si muove spinta dalle correnti oppure sfruttando l’idrogetto, ovvero espellendo l’acqua che si trova all’interno dell’ombrello, ottenendo così quel famigerato movimento pulsatorio che tutti conosciamo.
Ma tutti conoscono molto bene i tentacoli della medusa, le sua armi di predazione, le sue “forchette” per il pranzo di plancton (oppure in certi casi di pesci), insomma di tutto ciò che si appiglia e che possa essere condotto verso la bocca (che è sita nel manubrio) da parte della medusa. I tanto temibili tentacoli contengono gli cnidociti, cellule che, grazie allo cnidociglio, a contatto con la preda (o il preicolo) rilasciano le cnidae, ovvero dei filamenti estroflessibili (nematocisti o spirocisti) che possiedono una tossina (all’interno dello cnidoblasto), per lo più urticante, ma a volte paralizzante (dipende anche dalle dimensioni della vittima).

Come ragiona una medusa?
Beh la nostra brava medusa non ragiona, e questo non perchè sia sciocca e non voglia soffermarsi a riflettere, ma perchè non ha un sistema nervoso centrale, essa ha almeno tre anelli nervosi concentrici, collegati fra loro in modo di formare una sorta di rete. Quando l’ombrello della medusa viene toccato od urtato, il segnale si propaga nella rete in modo controllato e fa reagire opportumanete la medusa, la quale, il più delle volte, scarica i suoi cnidociti e se ne va nella direzione opposta a quella dell’urto.

La medusa inoltre mantiene il proprio equilibrio grazie a un sistema di “pietruzze” (statocisti contenuti nei ropalii) che, toccando l’interno della medusa, sono in grado di fornire alla stessa dati in merito alla sua inclinazione. Ed è in grado di sapere dove si trova la luce grazie a dei fotorecettori.
Conclusioni
Ora, ci sarebbero da dire decine di cose sulle meduse, ma il punto resta che esse si fanno trasportare dalle correnti, non hanno un cervello, percui non possono decidere se siete un pericolo/una preda/un ostacolo, hanno un numero limitato di risposte comportamentali e sono i primi animali con una rete nervosa.

Possono sembrare fastidiose, forse non vi farebbe piacere riceverle in faccia o altrove, ma sono indiscutibilmente nel loro ambiente, e sono soprattutto indice di pulizia delle acque. Esse ospitano organismi simbionti che producono ossigeno in cambio del trasporto gratuito che fornisce la medusa, sono un pericolo o un fastidio solo se noi le cerchiamo o le impattiamo per sbaglio.
Rimedi&Consigli
Senz’altro il mio consiglio è di evitare il bagno se sapete che in quel momento loro sono presenti, se invece non lo sapete, tenete nella borsa apposite pomate, esse sono in grado di neutralizzare le tossine delle meduse, se addirittura temete chock anafilattici portatevi queste pomate con voi in acqua.
Rispettate le meduse, e imparate a conoscerle, sanno essere simpatiche e interessanti, la loro vasta gamma (in assenza di sistema nervoso centrale sembrano davvero “intelligenti”) di comportamenti è affascinante e a volte divertente (come vedere die polipi di cnidari saltellare giù per gli scogli per fuggire dal predatore).

Insomma il mare affascina, piace, ma nasconde misteri, conosciamoli prima di metterli alla gogna e mietere vittime, creeremmo dei danni impressionanti all’ambiente, danni evitabili solo usando il cervello per studiare.












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Eric Hundin